SEO in famiglia

Lavorando nel web da 15 anni sono abituato a vivere, in un certo senso, d’astrazione. Certo: progettiamo e realizziamo cose molto concrete, ma ho sempre percepito tutto attraverso una sottile, ma presente, parete di plexiglas. In una parola, per caso o per destino, difficilmente sono stato “utente” di ciò che ho promosso, realizzato o per il quale ho creato comunicazione.

Stamattina, però, qualcosa è cambiato.

Recentemente abbiamo realizzato una piccola campagna di SEO pura (solo posizionamento) e “d’emergenza” per il Cliente X. Dico “d’emergenza” perché il sito in questione è su un CMS fornito da una grande società di pubblicità direttiva, assolutamente blindato, senza possibilità di intervento che non sia cambiare parzialmente contenuti di pagine già esistenti, modificare titoli, keyword e description. E basta. Nemmeno accesso FTP, niente. Un disastro insomma, ma con tenacia e qualche operazione offsite abbiamo portato il sito al posizionamento desiderato su una ventina di parole chiave.
Ieri pomeriggio vado con mia moglie a cercare il Prodotto Z, che incidentalmente è ciò che vende proprio il Cliente X. Ma non dico niente, e andiamo da un concorrente per un preventivo.

Il mio SEO, a colazione

Questa mattina mi alzo e mia moglie è già in piedi (nostra figlia si sveglia prima di tutti, e quindi…).

Mentre faccio colazione mi dice che ha contattato il produttore (mio cliente) X, che l’ha chiamato, e che ha esattamente quello che cerchiamo. “E come l’hai trovato?” – le chiedo. “Su Google ovviamente: era il primo” (e con più istanze, aggiungo io).
Quando le ho spiegato che siamo stati noi a posizionarlo proprio per il Prodotto Z che combinazione cercavamo ieri, mi sono sentito un po’ scemo per non essere andati direttamente da lui, ma l’esperimento ha funzionato.
E guardando la history del MacBook di Paola ho visto esattamente quello che noi cerchiamo sempre. Query shortail, poi longtail, quindi longtail locale: trovato Cliente X, landing page del Cliente X, telefonata al Cliente X.

Per la prima volta ho visto una conversione prendere vita in casa mia.

Lo sapevate, colleghi? Quello che facciamo esiste davvero (che serva lo sapevamo già, almeno così ci dicono i clienti: ma che esistesse… Bah, avevo dei dubbi ;-) ).

– Claudio